Il lavoro cresce, ma il valore del lavoro resta la vera sfida

Il mercato del lavoro italiano continua a mostrare segnali positivi, ma dietro la crescita del numero degli occupati rimangono questioni che riguardano direttamente milioni di lavoratori: salari, potere d’acquisto, stabilità occupazionale, sicurezza e prospettive per le nuove generazioni.

Gli ultimi dati diffusi dall’Istat indicano che a luglio 2026 gli occupati in Italia hanno raggiunto quota 24 milioni e 370 mila, con un aumento di 307 mila unità rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il tasso di occupazione si è attestato al 63,2%, mentre quello di disoccupazione è sceso al 5,8%. Numeri che confermano un andamento complessivamente positivo del mercato del lavoro e che rappresentano un elemento importante per l’economia italiana.

Ma la quantità non può essere l’unico parametro con cui valutare la salute del lavoro nel nostro Paese. A fronte dell’aumento degli occupati, resta infatti centrale la questione della qualità dell’occupazione e, soprattutto, della capacità delle retribuzioni di garantire condizioni di vita adeguate.

La crescita occupazionale dell’ultimo anno è stata sostenuta soprattutto dai lavoratori dipendenti permanenti, aumentati di 303 mila unità, e dagli autonomi, cresciuti di 85 mila unità. Nello stesso periodo i dipendenti a termine sono diminuiti di 82 mila unità. Si tratta di un segnale importante, perché una maggiore presenza di rapporti di lavoro stabili rappresenta una condizione fondamentale per garantire sicurezza economica e possibilità di progettare il proprio futuro.

La stabilità contrattuale, tuttavia, deve necessariamente essere accompagnata da salari adeguati. Alla fine di giugno 2026 risultavano in vigore 50 contratti collettivi nazionali relativi alla parte economica, applicati a circa 9,1 milioni di dipendenti, mentre 25 contratti risultavano ancora in attesa di rinnovo, coinvolgendo circa 3,9 milioni di lavoratori. Una situazione che evidenzia la necessità di accelerare i rinnovi e di assicurare ai lavoratori un adeguato recupero del potere d’acquisto.

Nel primo semestre del 2026 le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate mediamente del 2,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato deve però essere valutato alla luce dell’andamento dei prezzi e dell’aumento delle principali spese sostenute dalle famiglie. Aumenti nominali delle retribuzioni non significano automaticamente un miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori: ciò che conta è soprattutto il reddito reale disponibile dopo aver affrontato il costo della vita.

Il problema del potere d’acquisto rimane quindi uno dei temi centrali per il mondo del lavoro. Per molti lavoratori, infatti, l’aumento delle spese per abitazione, alimentazione, energia, trasporti e servizi continua a incidere pesantemente sui bilanci familiari. La crescita dell’occupazione deve necessariamente tradursi in una maggiore sicurezza economica e non può essere considerata sufficiente se chi lavora continua a incontrare difficoltà nel sostenere le spese quotidiane.

Un’attenzione particolare deve essere riservata ai giovani. A luglio 2026 il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 18,9%, mentre nel confronto annuale l’occupazione è diminuita tra i 15 e i 24 anni ed è invece aumentata nelle fasce di età successive. Questo rappresenta uno degli elementi più delicati del quadro occupazionale italiano.

Un Paese che vuole guardare al futuro non può permettersi di lasciare una parte significativa delle nuove generazioni ai margini del mercato del lavoro o costringerle a percorsi professionali caratterizzati da precarietà, bassi salari e scarse possibilità di crescita. L’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro deve essere accompagnato da formazione, stabilità, adeguate tutele e concrete possibilità di costruire un percorso professionale duraturo.

Allo stesso tempo, l’Italia deve affrontare il progressivo invecchiamento della propria forza lavoro. La crescita dell’occupazione negli ultimi anni ha interessato in modo particolarmente significativo le fasce di età più mature. Questo fenomeno pone interrogativi importanti sulla sostenibilità dei percorsi lavorativi, sulla conciliazione tra attività professionale e vita personale e sulla necessità di garantire condizioni di lavoro compatibili con l’età.

Non è possibile chiedere ai lavoratori di rimanere sempre più a lungo nel mercato del lavoro senza intervenire sulle condizioni concrete in cui questa permanenza avviene. Sicurezza, salute, organizzazione degli orari, carichi di lavoro e tutela della dignità professionale devono rimanere elementi centrali di qualsiasi politica sul lavoro.

Anche le trasformazioni tecnologiche stanno modificando rapidamente il mondo produttivo. Digitalizzazione, automazione e intelligenza artificiale stanno introducendo nuove opportunità, ma anche nuove problematiche. La trasformazione tecnologica non deve essere utilizzata come strumento per ridurre le tutele o comprimere il valore del lavoro. Al contrario, deve essere accompagnata da investimenti nella formazione e dall’aggiornamento delle competenze, affinché i lavoratori possano essere protagonisti del cambiamento e non semplicemente destinatari delle sue conseguenze.

In questo scenario, il ruolo della contrattazione collettiva assume un’importanza ancora maggiore. I contratti non rappresentano soltanto uno strumento per determinare la retribuzione, ma costituiscono uno dei principali strumenti attraverso cui vengono regolati orari, ferie, permessi, formazione, welfare, classificazione professionale e condizioni di lavoro.

La crescita dell’occupazione rappresenta dunque un risultato positivo, ma non può essere considerata il punto di arrivo. Il vero obiettivo deve essere quello di costruire un mercato del lavoro nel quale avere un’occupazione significhi poter contare su una retribuzione dignitosa, su diritti effettivamente garantiti, sulla sicurezza e sulla possibilità di guardare al futuro con maggiore serenità.

I numeri mostrano che qualcosa sta cambiando e che il mercato del lavoro italiano ha compiuto passi avanti. Ma mostrano anche che rimangono aperte questioni fondamentali. La distanza tra crescita dell’occupazione e qualità del lavoro deve essere colmata attraverso politiche economiche e sociali capaci di mettere realmente al centro la persona che lavora.

Il lavoro non può essere considerato soltanto una voce statistica. Dietro ogni occupato c’è una persona, una famiglia, un progetto di vita e spesso la necessità di garantire un futuro ai propri figli. Per questo la sfida dei prossimi anni non sarà soltanto creare nuovi posti di lavoro, ma fare in modo che siano posti di lavoro stabili, sicuri, qualificati e adeguatamente retribuiti.

È su questo terreno che dovrà misurarsi il futuro del lavoro in Italia: non soltanto sulla quantità degli occupati, ma sul valore che il lavoro riesce concretamente a restituire a chi ogni giorno contribuisce alla crescita del Paese.

Fonti: Istat, “Occupati e disoccupati – Luglio 2026”, 1 settembre 2026; Istat, “Nota sull’andamento dell’economia italiana – Luglio-Agosto 2026”, 10 settembre 2026; Istat, “Retribuzioni contrattuali – Aprile-Giugno 2026”, 29 luglio 2026; Istat, “Prospettive dell’economia italiana – Anni 2026-2027”, 5 giugno 2026.